E’ una vera e propria emergenza quella che non ci troviamo a risolvere. Sono 269mila le tonnellate di plastica presenti in tutti i mari del pianeta, per lo più minuscole particelle, circa 5 milioni di miliardi, che complessivamente raggiungono un peso non indifferente. Particelle che vagano, grazie alle correnti, e si spostano dalla riva al centro degli oceani. La stima è stata pubblicata sulla rivista PLoS One e i dati, invece, sono stati raccolti dall’associazione americana Five Greys; grazie al lavoro della squadra guidata da Marcus Eriksen, durato 6 anni con 24 spedizioni complessive, adesso abbiamo una stima reale della plastica presente nei nostri mari.

La plastica presente in mare, mossa dalle correnti, è andata a formare in alcune zone delle vere e proprie isole, la più grande si trova al centro del Pacifico dove si è creata un area di vari kilometri quadrati, dove per ogni Kmq sono presenti più di un milione di microparticelle. Dato che quest’isola si trova al centro del Pacifico, quindi in una zona di nessuno, non si muove un dito per rimuoverla, non c’è stato un singolo paese che abbiamo avanzato proposte per dare inizio a missioni di pulizia nei mari del nostro pianeta.

Quest’accumulo di plastica provoca svariati danni all’ambiente, causando ingenti problemi all’ecosistema marino, impotente dinanzi a quest’ondata di plastica che ha raggiunto addirittura i poli. Anche le ricerche sono state complesse, poiché gli studiosi sono stati aiutati quasi esclusivamente dalle associazioni, mentre la partecipazione istituzionale dei vari paesi è stata davvero scarsa; quei paesi che continuano ad inquinare sversando sempre più plastica negli oceani. La Cina si trova al primo posto per rifiuti prodotti, seguita da Indonesia e Filippine; si pensi che la produzione di plastica è aumentata del 647% dal 1975. I rifiuti viaggiano per migliaia di kilometri allontanandosi dalle coste e, portati dalla corrente, stagnano lì dove i flussi si incontrano o sono concentrici, creando queste isole di plastica che sono una vergogna per il pianeta. In verità basterebbe avere dei processi di smaltimento più efficienti quantomeno per ridurre il problema, dato che  già abbiamo le tecnologie in grado di ridurre quest’impatto ambientale, ma nessuno le adopera.

C’è anche qualcuno che, per rispetto all’ambiente e per sollevare un problema reale, ha creato un’isola sorretta da 100mila bottiglie di plastica, dove sopra troviamo terreno, sabbia, una flora rigogliosa e una casa di tre piani dove l’artista e ambientalista britannico, Richart “Rishi” Sowa, creatore dell’opera, ha deciso di trasferirsi con la sua fidanzata. Quest’isola, di 8mila metri quadrati, si trova a circa 30 metri dall’isola di Mujeres Bay in Messico, dove il governo gli ha concesso l’approdo. La casa di Sowa non si può dire che sia una baracca arrangiata alla Robinson Crusoe, infatti, il nido d’amore dei due ha tutto il necessario per trascorrere una vita norma: luce, acqua, telefono e una connessione ad internet, il tutto collegato tramite un cordone, che tiene anche ancorata l’isola alla terra ferma.

Insomma, il problema è reale, serio e andrebbe affrontato, anche perché, dicono gli esperti, che se si continuerà con questo trend vedremo la quantità di plastica sversata ogni anno nei mari decuplicarsi, finché, un giorno, non ci troveremo a nuotare in un mare di plastica salata. Ci piacerebbe vedere più isole di plastica come quella di Sowa che quei vergognosi accumuli di rifiuti che nessuno andrà mai a rimuovere.

Stefano Gattordo