Attualità Amianto killer, ancora 4mila vittime ogni anno

Amianto killer, ancora 4mila vittime ogni anno

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Legambiente, attraverso il dossier “Liberi dall’amianto”, fa tornare alla ribalta nazionale il problema questa fibra che tanti danni a causato alla nostra nazione e che ancora oggi causa 4mila morti ogni anno. Quello dell’amianto è un problema che è ormai passato in sordina, solo grazie ad associazioni come Legambiente, appunto, ogni tanto si riesce a far riaccendere l’attenzione nazionale su questo problema, ancora irrisolto. L’amianto venne messo al bando nel 1992, ma da allora non si è riusciti a risolvere il problema; sono ancora troppe le strutture che contengono questa fibra killer, non riuscendo a scorgere la luce infondo al tunnel. Il governo tergiversa, le regioni fanno lo stesso, tutto per colpa di una presunta mancanza fondi. Presunta perché il problema amianto doveva essere risolto parecchi anni fa e risulta difficile credere che in tanti anni, con tutti i tesoretti accumulati dai vari governi ed utilizzati per riforme spesso inutili, non si siano trovati i fondi per scrivere il capitolo finale di questa triste vicenda. A tal proposito abbiamo intervistato Andrea Minutolo, dell’ufficio scientifico di Legambiente, curatore del dossier Liberi dall’amianto, ponendogli degli interrogativi affinché la vicenda sia più chiara a tutti.

Da cosa sono causati questi ritardi nella dismissione dell’amianto in Italia?

Una delle cause del ritardo nella lotta all’amianto è che questa problematica ancora non è diventata una priorità del nostro Paese. Nonostante la Legge che ne sancì la messa al bando è la n. 257 del 1992, i ritardi nell’applicazione della normativa sono evidenti: a distanza di 23 anni non tutte le Regioni vedono approvato il Piano Regionale Amianto, che doveva invece essere approvato entro i primi 180 giorni dall’emanazione della Legge. Il censimento, per delineare la presenza di amianto sul territorio, risulta ancora in corso in ben 10 regioni mentre in Calabria non è ancora stato fatto. Gli interventi di bonifica, di conseguenza, non procedono in maniera spedita, anche per gli ingenti costi. Ad incidere sui costi c’è sicuramente la mancanza di discariche specifiche per l’amianto nel nostro Paese; il 75% dei rifiuti in amianto viene ancora portato all’estero, con un evidente aggravio dei costi.

A chi può essere imputata la colpa di tutto ciò?

Il Governo, per affrontare efficacemente il problema, nel marzo del 2013 ha approvato il Piano Nazionale Amianto; le misure previste, se fossero messe in campo, darebbero una svolta vera alla situazione. Purtroppo il Piano è ancora fermo in Conferenza Stato Regioni dove continua ad essere rimandata la sua discussione per la mancanza di fondi.

A livello regionale invece si registra una forte frammentazione delle competenze e delle conoscenze tra i vari soggetti coinvolti e questo non aiuta le operazioni di risanamento. Dalla nostra indagine è emerso che spesso sulla stessa tematica se ne occupano il settore Sanità, quello Prevenzione, le Asl, gli assessorati all’Ambiente, ai Rifiuti, alle Bonifiche, le Arpa. Manca una cabina di regia.

Legambiente è sempre in prima linea su questi temi, quali sono le iniziative che propone per risolvere o, quantomeno, ammortizzare il problema amianto?

Da un punto di vista economico, un primo passo utile sarebbe lo stanziamento di circa 20 milioni di euro, da attuare con il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico: la campagna Eternit Free di Legambiente e AzzeroCO2 nel triennio 2010-2012 ha portato ad esempio alla bonifica di 100.000 metri quadri di coperture in eternit e oltre 11 MWp di impianti fotovoltaici installati e connessi alla rete in tutta Italia grazie all’extra incentivo di 5 centesimi a kwh.

Questo strumento ha prodotto risultati incoraggianti come ammesso dallo stesso Governo che ne sottolinea l’utilità proprio nel Piano Nazionale Amianto.

Da un punto di vista politico invece, la rapida approvazione del disegno di legge sugli ecoreati – speriamo senza variazioni del testo uscito dal Senato – è un passo fondamentale per dare un segnale di civiltà e giustizia a tutte quelle persone che hanno visto la prescrizione del reato di disastro ambientale nella sentenza sul processo Eternit. Solo con l’inserimento nel codice penale dei delitti di inquinamento e disastro ambientale, si potrà evitare che si consumino altri crimini com’è successo, oltre che a Casale Monferrato, anche nella Terra dei fuochi, nella Valle del Sacco, a Taranto, a Porto Marghera, a Bussi e in tantissime altre realtà.

Secondo voi come si può risolvere questo problema in tempi stretti?

Per porre fine al rischio connesso con l’esposizione alla pericolosa fibra killer bisogna mettere in campo un impegno concreto volto al risanamento ambientale, alla bonifica ed al corretto smaltimento dei materiali contenenti amianto, intervenendo tanto sui grandi siti industriali quanto sulle emergenze locali. Portare a termine il censimento che ancora oggi procede a macchia di leopardo su tutto il territorio; pianificare e realizzare un’impiantistica di trattamento e smaltimento dell’amianto che sia di supporto alle operazioni di bonifica e parallelamente avviare gli studi necessari a valutare le nuove tecnologie per il trattamento dei materiali contenenti amianto e la loro inertizzazione. Ultimo, ma non meno importante, mettere in campo adeguate campagne di informazione per cittadini e lavoratori che ancora oggi sono esposti, spesso inconsapevolmente, alla pericolosa fibra. L’attivazione degli Sportelli amianto, ancora oggi carenti su quasi tutto il territorio nazionale, potrebbero offrire ai cittadini gli strumenti adatti su come ci si deve comportare quando si ha a che fare con strutture contaminate in casa, a scuola o presso i luoghi di lavoro, e che informi sui rischi per la salute.

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